La realtà virtuale per combattere la solitudine

La realtà virtuale per combattere la solitudine

12.01.2017 | Una start-up ha creato un sistema per contrastare l'isolamento dei più anziani e aiutarli a mantenere la mente allenata.

Una ricerca della Duke University sulla solitudine e sui cambiamenti avvenuti all'interno delle reti sociali negli ultimi 30 anni ha prodotto risultati preoccupanti: le dimensioni dei nuclei sociali (parenti e amici) si sono ridotte del 30%, ma soprattutto è aumentata drasticamente la percentuale di persone che ammette di avere solo un amico (o anche nessuno) con cui confidarsi apertamente: da un quarto a metà della popolazione.

Il cambiamento sembrerebbe causato dalle profonde trasformazioni che negli ultimi 30/40 anni hanno caratterizzato la società occidentale nel suo complesso: dai trasferimenti continui per lavoro (che caratterizzano soprattutto la società statunitense e che è stato dimostrato essere un disincentivo nel creare legami sociali con i colleghi), allo stress crescente subìto da chi vive nelle grandi città (che sono più afflitte dei piccoli centri da questo problema), alla distanza che si crea, più facilmente oggi di un tempo, tra i parenti.

Il risultato è che lo stesso periodo storico in cui “siamo tutti connessi” è anche quello in cui le persone soffrono di più di solitudine: in Italia colpisce 4 milioni di persone, ma soprattutto una su quattro ha ammesso di aver provato almeno una volta, recentemente, questa sensazione. Negli Stati Uniti, invece, la percentuale sale addirittura a una persone su tre al di sopra dei 45 anni, fino ad arrivare alla metà degli over 60 del campione preso in esame dalla ricerca della Duke University.

Proprio dalla tecnologia potrebbe passare una soluzione destinata ai più anziani, la fascia della popolazione che soffre maggiormente di solitudine

Nonostante anche la tecnologia, e in particolar modo i social network, possano avere avuto un ruolo nel peggioramento delle statistiche sulla solitudine (come sottolineato da numerose ricerche in campo psicologico), è proprio dalla tecnologia che potrebbe passare una soluzione destinata ai più anziani (la fascia della popolazione che soffre maggiormente di solitudine) e in particolar modo a quelli più in difficolta: ricoverati negli ospizi, spesso e volentieri lontani dai parenti.

Rendever è una start-up di Boston che si occupa di ridurre la solitudine e migliorare la salute mentale sfruttando la realtà virtuale. Lanciata lo scorso anno da due studenti del MIT, Dennis Lally e Reed Hayes, la compagnia offre pacchetti da oltre 100 visite virtuali, che includono tour nei musei, paracadutismo, gite in canoa lungo il Grand Canyon e altro ancora. Il tutto, ovviamente, è reso possibile dai visori in realtà virtuale, che vengono collegati a un semplice (ma con delle specifiche adatte) smartphone.

Il sistema di realtà virtuale di Rendever è anche in grado di connettersi a Google Street View per consentire agli anziani ricoverati negli ospizi di “passeggiare” nei luoghi in cui sono cresciuti o che rivestono comunque un'importanza particolare. Ma per quale ragione ci si vuole sottoporre a un'esperienza del genere? “Le persone vogliono condividere la loro storia, raccontare dei luoghi in cui sono cresciuti e mostrarli agli amici”, ha spiegato Dennis Lally al Boston Globe. Stando alle prime ricerche, gli anziani dopo aver vissuto queste esperienze virtuali mostrano un 30% in più di attività rispetto alla loro quotidianità.

Nei prossimi mesi, Rendever dovrebbe finalmente fare il suo approdo sul mercato. I loro sistemi saranno forniti a chi si occupa di assistenza per gli anziani e agli ospizi attraverso un abbonamento mensile (il cui prezzo non è ancora noto, ma dovrebbe essere di poche centinaia di dollari al mese) che includerà anche la fornitura di un set di telecamere per le famiglie, che in questo modo potranno riprendere gli eventi familiari, caricarli sul cloud e consentire ai membri più anziani di rivivere, in realtà virtuale, feste di compleanno, raduni o quant'altro. In un futuro, inoltre, è facile immaginare che tutto questo possa avvenire anche in diretta, rendendo l'esperienza condivisa ancora più vivida.

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