Il futuro della mobilità

Il futuro della mobilità

18.05.2017 | Non solo auto autonome: nel giro di qualche anno andremo in giro su moto volanti, aerei elettrici e navicelle spaziali.

“Volevamo le auto volanti e invece abbiamo avuto 140 caratteri”. Qualche anno fa, con queste parole il venture capitalist Peter Thiel aveva stroncato i tech-entusiasmi suscitati da un mondo di smartphone, social network e algoritmi, ma in cui mancano invenzioni in grado davvero di solleticare la nostra immaginazione. La buona notizia è che la causticità di Thiel potrebbe a breve venir smentita da una lunga serie di innovazioni che si stanno rapidamente facendo largo e che nel giro di pochi anni potrebbero finalmente rivoluzionare la mobilità.

Non si tratta solo delle auto autonome di cui tanto si parla e che però non vedranno compiutamente la luce prima del 2025 (prima si potrà parlare solo di auto a guida parzialmente autonoma), ma di realtà diverse, altrettanto affascinanti e che sembrano essere ancora più vicine nel tempo delle tanto chiacchierate self-driving cars. Con buona pace di Peter Thiel, la prima grande innovazione che troverà la strada del mercato è proprio quella relative alle macchine volanti.

Per la precisione, parliamo della moto volante creata da Kitty Hawk, start-up finanziata dal fondatore di Google, Larry Page, che da tempo insegue il sogno di spostare il traffico urbano dalle strade ai cieli. Un sogno che diventerà a breve realtà: a fine aprile il presidente di Kitty Hawk, Sebastian Thrun (per lungo tempo impegnato nelle auto autonome di Google), ha presentato via Twitter un video che mostra il prototipo volare su un lago della California.

Kitty Hawk è una moto volante elettrica, dal peso di 100 chilogrammi, che può raggiungere la velocità di 40 chilometri orari e che ha già ottenuto i permessi per volare legalmente negli Stati Uniti (ma solo in aree prive di traffico). Per guidare Kitty Hawk non c’è bisogno di particolari licenze; anzi, secondo quanto scritto sul sito bastano poche ore per imparare a pilotarla. Sul prezzo, per il momento, non ci sono ancora notizie, ma chi è disposto a investire 100 dollari nel progetto della moto volante (la cui versione definitiva, che entrerà in commercio per la fine dell’anno, dovrebbe essere molto diversa dal prototipo) otterrà uno sconto di 2mila dollari.

Forse, parlare di auto o moto volante per Kitty Hawk è un po’ troppo: assomiglia più che altro a un drone che può far volare un passeggero sull’acqua a velocità ridotte. Ma questo è solo il primo passo di un’evoluzione che potrebbe farsi sempre più rapida. Lo dimostrano per esempio gli sforzi della giapponese Toyota, che sta investendo 350mila dollari nella start-up Cartivator e nel suo progetto Skydrive: un veicolo in grado di volare a una velocità di 100 chilometri orari a un’altezza di dieci metri. Lunga poco meno di tre metri, Skydrive potrà decollare da ogni strada urbana ed essere facilmente manovrabile. L’obiettivo è commercializzarla in tempo per le olimpiadi del 2020 di Tokyo. Il progetto sta venendo sostenuto anche in crowdfunding su Zenmono.

Skydrive, l'auto volante di Cartivator

Parlando di auto volanti elettriche, viene da chiedersi se non sia possibile spostare un po’ più in là l’asticella e immaginare un futuro in cui anche gli aerei diventino elettrici, risolvendo così uno dei loro più grandi difetti: l’enorme inquinamento che causano. La sfida è stata abbracciata dalla start-up statunitense Wright Electric, che sta progettando un aereo di linea in grado di spostare circa 150 passeggeri e coprire tratte fino a 500 chilometri utilizzando solo l’energia elettrica.

Una ridotta distanza che potrebbe però essere sufficiente per rivoluzionare il trasporto aereo: nel mondo, infatti, circa il 30% del traffico aeroportuale si muove su tratte che rientrano nel range di 500 km (tra cui Milano-Roma, New York-Boston, Rio de Janeiro-San Paolo, Tokyo-Osaka). Ma come si possono costruire batterie in grado di far volare un aereo di linea? Questo è il cuore dell’intero progetto: servirebbe infatti una capacità energetica di 12mila kilowatt generata da batterie modulari pesanti 25 tonnellate, ma che si possono sostituire in pochi minuti per aggirare i lunghi tempi di ricarica. Lo smaltimento delle batterie esauste dovrebbe avere un impatto ridotto, considerando come i moduli d’alimentazione avranno circa 7mila cicli di vita.

Se questa visione diventerà realtà – e nel progetto stanno investendo acceleratori e aziende come Y Combinator e EasyJet – i voli del futuro potrebbero inquinare l’80% in meno e avrebbero costi dimezzati, permettendo ai turisti di risparmiare parecchio anche sul costo del biglietto. Soldi in più nelle tasche che potrebbero venir utilizzati per affrontare quella che è l’ultima frontiera della rivoluzione della mobilità: il turismo spaziale.

In verità, non basterà certo riempire il salvadanaio con qualche risparmio per potersi permettere un’esperienza che promette di essere tanto entusiasmante quanto costosa. I primi a lanciarsi nell’impresa sono due turisti che saranno ospitati nel 2018 sul Falcon Heavy di SpaceX per compiere un viaggio attorno alla Luna di una settimana, percorrendo circa 600mila chilometri (portando quindi l’uomo più lontano dalla Terra di quanto sia mai stato) prima di rientrare.

Ma questa non è una follia solo di Elon Musk (il fondatore di SpaceX): anche la Virgin Galactic di Richard Branson sta studiando una forma di viaggio turistico spaziale da portare a termine entro la fine dell’anno prossimo grazie al suo shuttle SpaceShipTwo, in grado di portare sei passeggeri a un’altitudine di oltre 100 chilometri. Niente a che fare con un giro attorno alla Luna, ovviamente; ma i fortunati potranno comunque sperimentare per qualche minuto la microgravità e vedere i bordi della Terra stagliarsi contro l’oscurità dello spazio. Finora, 500 persone hanno ritenuto che valesse la pena spendere 250mila dollari per prenotare questo viaggio.

 

Immagine di copertina: il progetto del TF-X di Terrafugia

l'autore
Le Macchine Volanti