ICO, che cos’è e come funziona

ICO, che cos’è e come funziona

21.09.2017 | Il nuovo fenomeno del mondo blockchain: così le startup si finanziano con le criptovalute, ma non mancano i rischi.

Che cos’è e come funziona un ICO? E perché sta avendo un tale successo? Per capire le proporzioni del nuovo fenomeno della blockchain, l’initial coin offering, basti pensare che attraverso questa forma di finanziamento nel 2016 erano stati raccolti 220 milioni di dollari. Nel 2017, questa cifra è schizzata alle stelle, raggiungendo a oggi quasi due miliardi. Praticamente, il valore complessivo dei soldi raccolti tramite ICO è decuplicato, e siamo solo a settembre. Come funziona l’ICO? Fondamentalmente, si tratta di una via di mezzo tra il crowdfunding e le IPO (initial public offering) della borsa valori: quando un imprenditore vuole lanciare la sua startup legata alla blockchain (criptovalute, smart contracts, altro), non fa altro che emettere una propria moneta digitale per finanziarsi, scambiandola soprattutto con ether (visto che la maggior parte degli ICO si tiene sulla piattaforma di Ethereum).

Chi acquista questi token (come vengono chiamati in gergo) lo fa perché confida nel successo della startup sulla quale ha investito; successo che farà aumentare il valore dei token che potranno a quel punto essere scambiati in bitcoin, ether o anche valute tradizionali. Un po’ come se fossero azioni, ma che non conferiscono alcuna voce in capitolo sull’andamento dell’azienda.

Per capire meglio, può essere utile una metafora utilizzata nel recente rapporto (Token Mania) stilato da Autonomous: “Immaginate se per finanziare l’apertura di un casinò, le fiches venissero vendute ancora prima dell’inaugurazione, anticipando in questo modo il loro utilizzo e fornendole quindi un valore economico. Gli acquirenti potranno scambiarsele sulla base delle previsioni che ognuno di loro fa del successo del casinò e sul numero di possessori di fiches”.

Praticamente, è come giocare in borsa. E in qualche caso alcune startup hanno ottenuto un enorme successo: Brave, il browser ideato dal cofondatore di Mozilla, ha raccolto 35 milioni di dollari in 30 secondi. Un software per le analisi predittive del mercato chiamato Gnosis è arrivato a 12 milioni di dollari in 12 minuti. Al momento, è in corso l’ICO più ambizioso, quella della piattaforma di messaggistica Kik, che per conquistare 125 milioni di dollari ha tempo fino al 26 settembre.

Ovviamente, l’enorme successo degli ICO, e il fatto che si svolgano in larga parte sulla blockchain di Ethereum, ha contribuito a far aumentare la richiesta degli ether e quindi il loro valore: nel settembre 2016, per acquistare un ether bastavano 12 dollari; oggi dovreste sborsarne circa 280. Una crescita pari al 2.300%. Non solo, ormai i finanziamenti raccolti con gli ICO superano di gran lunga quelli stanziati da venture capitalists attivi nel mondo dei bitcoin e blockchain; mentre ovviamente rappresentano ancora una frazione dei 34 miliardi di dollari raccolti con il crowdfunding nel 2015 e i 127 miliardi che i VC hanno complessivamente stanziato nel 2016. Quello che fa impressione, però, è il ritmo della crescita.

Ed è proprio questo aspetto che, inevitabilmente, porta a porsi una domanda: c’è il rischio di una bolla? Ovviamente sì, ma un po’ com’è stato il caso della “dot.com bubble” dei primi 2000, chi riuscirà a sopravvivere alla bolla avrà dimostrato tutto il suo valore. Più che altro, devono stare attenti gli investitori, che rischiano di perdere ingenti somme attirati dall’hype del momento senza avere la necessaria esperienza.

L'impressionante crescita di Ethereum: a partire dalla metà di quest'anno, il prezzo - pur con continue oscillazioni - si sta stabilizzando tra i 200 e i 300 dollari; raggiungendo punte da 370 dollari (+3500% rispetto all'anno precedente). Fonte: CoinMarketCap.com

Quello degli ICO è infatti un mercato assolutamente privo di regole e controlli. Come spiega un report della società di consulenza Smith + Crown, oggi, per evitare i controlli, la maggior parte degli ICO non si dichiara tale; bensì  vengono lanciati come fossero “token per la prevendita di software” simili a quelli utilizzati per dare agli appassionati di un gioco online un accesso anticipato alla nuovissima versione. Di conseguenza, non si dichiarano ufficialmente come ICO, ma come “crowdsale” o “donazioni”.

Dalla scarsa regolamentazione segue ovviamente un alto rischio di truffa: in molti sono cascati nella rete di truffatori che sfruttano gli ICO per gonfiare il prezzo delle loro criptovalute per poi vendere tutto prima che crolli a zero. È la classica tecnica del “pump and dump”, che si sta diffondendo anche sulla blockchain.

Le avvertenze, come sempre, sono due: se si è poco esperti è meglio affidarsi ai consigli di qualcuno che ne sa di più (e valutare sempre con massima attenzione l’affidabilità della startup nella quale si vuole investire); inoltre, considerando i rischi che si corrono e l’altissima volatilità di questo mercato (che presenta tante opportunità quanti pericoli) è meglio investire solo se si è disposti a perdere tutto.

 
l'autore
Le Macchine Volanti