Green Tech

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09.02.2017 | La corsa dei giganti del digitale verso l’energia pulita procede spedita, anche grazie all’intelligenza artificiale.

Google ha annunciato che da quest’anno i suoi data centre e gli uffici dei suoi 60.000 impiegati saranno completamente alimentati da fonti di energia rinnovabile. Negli ultimi 12 mesi, il gigante di Mountain View era già riuscito a coprire il 44% del suo fabbisogno elettrico con energia ricavata da impianti eolici e pannelli solari, diventando il più importante compratore privato di green energy del mondo. E gli investimenti non finiscono qui, visto che Google non esclude di poter ricorrere all’energia nucleare nel prossimo futuro, se rispetterà i criteri di sicurezza e basso prezzo.


“I nostri fondatori sono convinti che il cambiamento climatico sia una minaccia reale e immediata, quindi dobbiamo fare la nostra parte”, ha affermato Marc Oman, energy lead della compagnia, aggiungendo che si tratta una mossa vantaggiosa anche dal punto di vista economico, perché questo tipo di investimenti garantiranno a Google di continuare a comprare energia a prezzi bassi anche sul lungo termine. Oman ha poi raccontato come siano stati necessari cinque anni per raggiungere il target prefissato nel 2012, ossia di ricavare il 100% di energia da fonti rinnovabili, avvertendo come per compagnie più piccole riuscire a raccapezzarsi nel labirinto di burocrazia previsto potrebbe risultare molto difficile. Inoltre, nonostante punti a risparmiare fino al 15% di energia usando la intelligenza artificiale nei suoi data centre, Google ha ammesso che il fabbisogno energetico complessivo è destinato a crescere. Tuttavia una tech company come quella fondata da Brin e Page è capace di segnare la via, aprendo la strada anche ad altre grandi aziende del settore.

Le tech company sono responsabili del 2% delle emissioni di gas serra a livello globale

La faccenda dell’inquinamento causato dalle compagnie che dominano il digitale non è infatti circoscritto a Mountain View. Secondo una rapporto della Global e-Sustainability Initiative, le tech company sono responsabili per il 2% delle emissioni di gas serra a livello globale, una percentuale vicina a quella dell’industria aeronautica.

Sempre in America, HP ha dichiarato di voler passare completamente a fonti di energia rinnovabile entro il 2020, entrando nel programma RE 100 assieme ad altre grandi aziende del settore, tra cui troviamo la solita Google ma anche Adobe, Apple, Facebook e Microsoft. L’iniziativa, lanciata durante la Climate Week 2014 a New York, raggruppa alcune tra le compagnie più influenti al mondo – non solo nel settore del tech: ne fanno parte anche Goldman Sachs, Ikea, Coca Cola e Nestlè – che hanno come obiettivo dichiarato ricavare il 100% della loro energia elettrica tramite fonti rinnovabili.

 

Tornando al comparto IT, nel 2015 Apple ha ricavato il 93% dell’elettricità di cui aveva bisogno da fonti rinnovabili. La compagnia guidata da Tim Cook sta anche aiutando i suoi partner a ridurre il carbon footprint, l’emissione di gas a loro attribuibile. Facebook è invece un po’ più indietro in questo processo, l’obiettivo di Zuckerberg è infatti quelli di arrivare al 50% entro il prossimo anno. Adobe punta al 100% entro il 2035. Tra i giganti del digitale è stata Microsoft la prima ad arrivare a coprire completamente il proprio fabbisogno di energia elettrica, già nel 2014.

Clicking Clean, un report di Greenpeace datato 2015 sull’impatto ambientale della rete, raccoglie i dati relativi all’utilizzo di energia dei data centre di proprietà dei giganti di internet, mostrando una diapositiva diversa da quella di RE100. Secondo l’organizzazione ambientalista più importante al mondo, è Apple a fare meglio di tutti, ricavando il 100% dell’energia utile ai servizi web da fonti rinnovabili. Non fa altrettanto Amazon, la cui percentuale di energia pulita è ferma al 23% – mentre quella ricavata dal nucleare è pari al 26% – nonostante abbia fissato l’obiettivo del 100% (inoltre la sua trasparenza energetica viene valutata col minimo dei voti). Bene invece Yahoo (73%), in fondo alla classifica eBay, con un misero 10%.

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Le Macchine Volanti