Futuri possibili

Futuri possibili

24.07.2017 | Bruce Sterling e il design fiction: immaginare nuovi oggetti per esplorare il tempo che verrà.

Nel 2005 Bruce Sterling lavora come visionary in residence all’Art Centre and College of Design della California. Tra i compiti che gli vengono affidati in quei dodici mesi c'è scrivere un libro per la MIT Press. Bruce è giornalista e romanziere, ha scritto per l'edizione americana di Wired ed è uno dei maggiori autori del genere cyberpunk, ma non aveva mai scritto un libro accademico prima di allora, né era mai stato visionary in residence in una scuola di design.

“Volevo scrivere un libro su ubiquitous computing (un modello di interazione uomo-macchina, ndr) e l’Internet of Things, pensavo che fossero degli argomenti affascinanti che sarebbero pian piano diventati sempre più importanti. E infatti le cose sono andate proprio cosí”, mi raccontò Sterling in un'intervista che gli avevo chiesto qualche tempo fa. Il testo uscirà con il titolo di Shaping Things (in italiano: La Forma del Futuro) e descriverà oggetti tracciabili nello spazio e nel tempo, che rimangono in un enorme database anche quando non esistono più. Questi prodotti verranno battezzati da Sterling, conosciuto anche per aver coniato diversi neologismi, con il nome di spime. Il talento letterario che l’ha portato al successo come romanziere di fantascienza si era così intersecato con il design, dando vita alla design fiction, altro termine coniato proprio da Sterling in Shaping Things.

Questa forma di design speculativo ha come obiettivo la critica e l'esplorazione dei futuri possibili. Usando le parole dello stesso Sterling, in Shaping Things si teorizza su “prodotti e servizi che non esistono ancora, progettandoli con un certo rigore”. La differenza rispetto alla science fiction è che si tratta di un approccio metodico, di una forma di progettazione che va oltre la semplice rappresentazione narrativa e si spinge fino alla prototipazione di oggetti. Un esempio lo si può trovare in 2001 Odissea nello spazio: a un certo punto si vede un oggetto molto simile ad un iPad, che a quel tempo poteva essere considerato un diegetic prototype inserito in un film di science fiction.

In un'intervista, Sterling accredita a Julian Bleecker l'invenzione della design fiction e sostiene che questa disciplina consista nell’uso deliberato di diegetic prototypes per sospendere lo scetticismo che circonda il cambiamento. “Solitamente ciò che mi interessa di più non ha nome, e so dove andare a cercare le cose che non hanno un nome. Cerco di inserirmi nel discorso, ma in realtà è più efficace diffondere parole inventate da altre persone di quanto non sia inventarne di nuove”, racconta Sterling a Le Macchine Volanti.

 

Un'infografica per descrivere gli spime

In realtà Bleecker fu colui che consolidò l'idea della design fiction a livello accademico, intrecciando l'intuizione di Sterling con la definizione di diegetic prototype di David Kirby e con un paper di Dourish & Bell su come la lettura di testi sci-fi poteva favorire la ricerca nel campo dell’Ubiquitous Computing. Ma quando guardiamo alla società odierna, quanto è importante la design fiction e che ruolo occupa nel sistema educativo occidentale? “La design fiction ha più di una decade alle sue spalle e ha avuto qualche successo come forma di design, probabilmente sarà in circolazione ancora per un po’”, prosegue Sterling.

Al MIT Medialab, diversi team interdisciplinari confluiscono nel The Design Fiction group, un gruppo di ricerca che ha l'obiettivo di stimolare discussioni sulle implicazioni sociali, culturali ed etiche delle tecnologie emergenti. Anche numerose agenzie oggi operano nel campo della design fiction – The Near Future Laboratory, Design Friction, Superflux, Tomorrows Thoughts Today solo per citarne alcune – una disciplina che ha trovato terreno fertile in svariati ambiti accademici e commerciali.

“Uno dei maggiori benefici è la capacità di aiutare le persone a sfuggire alle costrizioni del presente”, afferma Sterling. “Per esempio, puoi creare un prototipo di un prodotto che rimpiazzi Facebook quando internet non esisterà più. In questo modo, non sarai più soffocato concettualmente da internet o Facebook; semplicemente sfrutterai la design fiction per presumere che Facebook non ci sia più e che il mondo sia, di conseguenza, profondamente cambiato."

Shaping Things, uno dei libri che aveva aperto la strada al design speculativo sull’Internet of Things, verrà poi seguito da The Epic struggle of the Internet of Things: “Ora la sfida è diventata epica, niente affatto ovvia”, mi raccontò a Utrecht nel novembre 2014. “Se sei un’industria che opera nel settore lo vedi subito: centinaia di miliardi di dollari investiti nelle cose più disparate. Al tempo c’era veramente ben poco che poteva essere definito IoT, e dopo dieci anni è diventata una grande sfida a livello industriale, oltre che una parola di moda. Ma non deve necessariamente avere a che fare con le mie idee. Nel mondo del design, alcune persone ancora si riferiscono agli spime e vorrebbero vedere alcune di queste qualità applicate a oggetti reali, ma ciò non vuol dire che questo stia destinato ad accadere”.

“Nonostante questo, l’IoT attuale ha sicuramente poco a che fare con quello che sarà Internet tra dieci anni”, specifica Sterling. “Nello stesso modo, le mie idee a riguardo sono diverse da quelle di dieci anni fa e non sono le stesse che circoleranno nei prossimi dieci anni. È semplicemente una collisione tra la visione e la realtà. La situazione attuale è diversa da quello che c’era quando l’avevo descritta: la situazione che conosciamo non rimane stabile, al contrario: internet è instabile, così come lo sono i prodotti e i servizi”.

Ma perché le storie sci-fi, anziché mostrare i lati più luminosi dell'innovazione tecnologica, hanno spesso contorni distopici? “La fantascienza è piuttosto cupa oggi, perché la gente la usa come modo per affrontare le sue ansie. In effetti, in questo decennio, se ti interessi di scienza o cultura, hai delle ottime ragioni per essere profondamente preoccupato. C'è un sentire diffuso di stare vivendo in una menzogna e le persone sono seriamente preoccupate da ciò che li circonda e dagli scenari del futuro. Come futurista, sono propenso a immaginare cosa può succedere nel futuro e a rappresentarlo, a diventare il cambiamento. Questi sono gli effetti speciali della fantascienza: avere a che fare con particolari tecnologie e capire certi cambiamenti sociali. Uno scrittore sci-fi può crearli e persino diventare famoso facendolo. Il futuro è una storia che non è ancora successa, e la storia dell'umanità è una sola”.

In un editoriale, il sociologo americano Daniel Bell, tra i maggiori teorici della società post-industriale, scriveva: The future does not exist, but a limitless number of possible futures can be created. [Il futuro non esiste, ma un numero infinito di futuri possibili può essere creato]. L'innovazione tecnologica crea costantemente scenari di applicazione di nuovi prodotti digitali e i consumatori hanno continuamente bisogno di nuovi paradigmi interpretativi per immaginarne un utilizzo che li veda protagonisti, anziché schiavi delle loro scelte. In un momento storico come quello attuale, la capacità di immaginare futuri possibili è una necessità, se vogliamo creare futuri degni di essere vissuti.

 

In copertina: artwork di Daniel Vieira Sian

l'autore
Roberto Pizzato

Da piccolo sognava di guidare una ruspa, poi qualcosa è andato storto. Vive ad Amsterdam, dove ricerca, scrive e sviluppa idee su nuovi media e cultura digitale.