Come la blockchain cambia l'intermediazione

Come la blockchain cambia l'intermediazione

06.03.2017 | Elementi della catena del valore del passato scompaiono, resi inutili da Internet. Altri, nuovi, fanno la loro comparsa.

Se ci pensiamo bene, una delle grandi vittime della rivoluzione di Internet è l'Intermediazione. Abbiamo sempre meno bisogno di strutture o aziende che facilitino il rapporto tra diversi soggetti. Il caso dei media, da questo punto di vista, è esemplare: a che serve un editore quando posso produrre un'opera in digitale e poi distribuirla direttamente sulla rete? L'intermediazione a basso valore aggiunto, con Internet, scompare. Allo stesso tempo, appaiono nuove forme di intermediazione ad alto valore aggiunto come Airbnb, che accorciano i tempi della relazione tra consumatore e fornitore del servizio, aggiungendo una serie di funzioni che nessun concorrente classico (come una agenzia viaggi tradizionale) potrebbe mai offrire. Non si tratta quindi di determinare semplicemente la "morte dell'intermediazione", quanto di osservarne e valutarne attentamente l'evoluzione. Elementi della catena del valore del passato scompaiono, perché resi inutili dall'avvento di Internet. Altri nuovi appaiono in quanto con Internet si riescono ad offrire servizi prima impensabili.

Le interazioni sono sempre più dirette. La rete da questo punto di vista è spietata: se non offri valore aggiunto, scompari.

Tuttavia, è vero che in generale gli spazi per l'intermediazione diminuiscono. Le interazioni sono sempre più dirette. La rete da questo punto di vista è spietata: se non offri valore aggiunto, scompari. L'ultima creatura nata nel mondo di Internet che va a colpire e rivoluzionare molti processi di intermediazione è la tecnologia delle blockchain. Una blockchain è un registro certificato e distribuito che permette di registrare in modo sicuro e certo informazioni su fatti, eventi, transazioni. Potremmo chiamarlo un notaio distribuito. È un grande elemento di disintermediazione in quanto è possibile certificare l'accadimento di un fatto senza avere una entità centrale a cui affidare questo compito: tutti i partecipanti a un processo hanno una propria copia del "registro degli eventi" che viene certificato attraverso un sofisticato algoritmo distribuito che garantisce la non ripudiabilità e la correttezza delle diverse registrazioni. Quindi non serve "un notaio": tutti siamo notai dei processi di cui siamo parte.

Le blockchain sono nate per rendere possibile la realizzazione delle criptomonete come i bitcoin, ma in realtà hanno una valenza e una possibilità di applicazioni che vanno ben al di là delle monete elettroniche. Tutti i processi che oggi si basano su una qualche forma di certificazione o entità di controllo centrale possono essere radicalmente innovati grazie alle blockchain. Non è un caso che il primo settore che sta attentamente studiando e usando le blockchain sia quello bancario. Non tanto perché, in futuro, dovremo passare tutti alle cripto monete, quanto perché una banca è per definizione una struttura di intermediazione tra risparmio e investimento, tra chi compra e chi vende, tra chi dà e chi riceve. Qual è il ruolo della banca nel momento in cui una transazione può essere certificata indipendentemente da una entità centrale terza? In generale, sono tantissime le possibili aree di applicazione delle blockchain. Si pensi ai processi della logistica o all'anticontraffazione. In questo tipo di processi serve certificare in modo sicuro e non contestabile l'accadimento di un fatto o una registrazione di una transazione. Avere a disposizione uno strumento distribuito diminuisce i costi, aumenta la velocità dei processi, incrementa la qualità dei servizi.

Fonte: Techcrunch

Ecco quindi che le blockchain costituiscono un nuovo elemento che scardina e rivoluziona il senso stesso del concetto di intermediazione. Ciò ha ripercussioni economiche e sociali complesse e profonde. Un gran numero di professioni e aziende sono state già messe in crisi dall'avvento di Internet: le blockchain sono un altro passaggio in questo processo di rivoluzione permanente. Non ha senso demonizzarle né ignorarle, illudendoci che si possa continuare business as usual. È una rivoluzione profonda che richiede di ripensare aziende, processi e interi settori. Non basta far finta di niente o rievocare i bei tempi passati. È necessario comprendere la rivoluzione che ci attende e affrontarla a viso aperto, sapendo che da una "distruzione creativa" possono nascere opportunità di crescita e sviluppo per tutto il nostro Paese.

l'autore
Alfonso Fuggetta

Alfonso Fuggetta è Ordinario di Informatica al Politecnico di Milano e CEO di CEFRIEL, centro creato da università, amministrazioni pubbliche e imprese per promuovere l’innovazione digitale del Paese. È stato visiting professor alla Norwegian University of Science and Technology di Trondheim e alla University of Colorado a Boulder. Ha insegnato per alcuni anni alla University of California (Irvine) dove è ancora oggi faculty associate dell’Institute for Software Research.