10 parole per capire il futuro

10 parole per capire il futuro

16.03.2017 | Dai computer quantistici al machine learning, fino alla blockchain: breve glossario per comprendere gli anni a venire.

Intelligenza artificiale, realtà virtuale, computer quantistici. E ancora: auto che si guidano da sole, robot che ci porteranno via il lavoro, hacker che influenzano le elezioni e guerre condotte esclusivamente per via informatica. La sensazione, a volte, è di essere stati trasportati nel futuro o di vivere in un tempo che corre a una velocità tale da rendere difficile stare al passo. Per riuscire a schiarirsi le idee, ma senza pretese di completezza, abbiamo selezionato dieci parole chiave per capire il futuro (che in alcuni casi è già oggi una realtà).

Blockchain. È il registro virtuale e distribuito noto per aver reso possibile la nascita dei Bitcoin, ma le cui applicazioni sembrano infinite: dai contratti auto-esecutivi, alla possibilità di votare via internet da casa in totale sicurezza, fino alla protezione dei diritti delle opere d’arte digitale. La blockchain elimina il bisogno di intermediari rendendo impossibile manomettere il registro: qualunque azione è infatti osservata contemporaneamente da centinaia di migliaia di utenti che l’hanno scaricato sul loro computer. Per approvare ogni cambiamento, la maggioranza degli utenti deve dare (in maniera automatica) il suo consenso. Le potenzialità sono immense, ma restano ancora da indagare i numerosi limiti (tra cui l’enorme consumo di energia).

 

Computer quantistici. Sono la nuova frontiera dei computer, in cui il dualismo del codice binario (0 e 1) che regola il funzionamento dell’informatica viene superato da computer che possono occupare entrambi gli stati, e tutti quelli intermedi, contemporaneamente. Questo aumenta in maniera esponenziale la loro capacità di calcolo, aprendo possibilità completamente nuove nell’ambito scientifico, medico e relativo all’intelligenza artificiale. D-Wave ha già messo in commercio i primi computer quantistici (sui quali si nutrono però parecchi dubbi), mentre IBM ha recentemente annunciato il suo sistema di calcolo quantistico via cloud, chiamato Q. Google e Microsoft hanno più volte affermato di essere a un passo dalla realizzazione del loro computer quantistici.

DDoS. Acronimo per Distributed denial of service, è il più comune attacco hacker, reso estremamente popolare per la facilità con cui si può eseguire e per i gravi danni che può provocare. Ne sanno qualcosa negli Stati Uniti: nell’ottobre 2016, un attacco DDoS al principale provider di siti internet (Dyn) ha messo ko la rete sull’intera costa est (e non solo). Ma come funziona? L’hacker prende il controllo, sfruttando dei malware, di centinaia di migliaia di apparecchi connessi a internet (dai computer, alle camere di sorveglianza, ai modem, ai baby monitor) e dirige la loro capacità di banda verso un unico obiettivo (un sito internet o un provider), sommergendolo di richieste finché non diventa inutilizzabile, provocando in alcuni casi enormi danni economici.

Deep Learning. La nuova frontiera dell’intelligenza artificiale, che permette agli algoritmi di Facebook e Google di individuare gli oggetti e le persone presenti nelle foto (fino al punto di riconoscere la loro identità) e di riuscire sempre meglio nella difficilissima impresa di tradurre automaticamente da una lingua all’altra. Il deep learning è un algoritmo che lavora su un elevato numero di livelli, che permettono all’intelligenza artificiale di suddividere gerarchicamente i dati conservando, di livello in livello, solo quelli significativi ai fini della classificazione. I vari livelli lavorano a cascata: le caratteristiche di livello più alto sono derivate da quelle di livello più basso allo scopo di creare una rappresentazione gerarchica che procede per crescenti livelli di astrazione (per esempio, astraendo dall’immagine di un bambino il “concetto” di bambino, imparando così a riconoscerlo anche in altre situazioni).

 

Impianti neurali. Si tratta di vere e proprie protesi impiantate nel sistema nervoso, in grado di restituire l’uso degli arti a chi ha subito lesioni nel midollo spinale (che interrompono i segnali che arrivano dal cervello). Il team di Grégoire Courtine dell'EPFL ha messo a punto un collegamento wireless tra il cervello e il midollo spinale in grado di ricevere i segnali cerebrali e di trasportarli oltre la lesione, stimolando il movimento dei muscoli, per esempio, delle gambe. I test compiuti finora su scimpanzè hanno dato esiti positivi e molto promettenti.

Internet of Things. Non sono più solo i computer e gli smartphone a essere connessi alla rete, ma una marea di oggetti: televisioni, frigoriferi, lavatrici, stampanti, telecamere, automobili. Per questa ragione si parla sempre più spesso di internet delle cose, termine con il quale si indicano circa 15 miliardi di dispositivi attualmente connessi alla rete che potrebbero diventare 50 entro il 2020. Le potenzialità sono enormi: dai frigoriferi che vi segnalano via smartphone quali prodotti avete finito, alle auto che scoprono da sole il parcheggio più vicino, fino alle camere di sicurezza che mandano una notifica al vostro smartphone in caso di intrusione. In questo caso, non stiamo parlando di futuro: la IoT è già oggi una realtà consolidata, le cui potenzialità però sono ancora tutte da sfruttare.

Lab-on-a-chip. I chip laboratorio sono un’altra fondamentale innovazione medica: entro il 2022, la nanotecnologia permetterà alle persone di analizzare con grande velocità tutti i biomarcatori (sangue, saliva, urina) attraverso un semplice dispositivo portatile; per poi inviare le informazioni via internet e farle analizzare da un medico in caso di necessità. Queste informazioni, inoltre, potranno essere combinate con quelle raccolte già oggi da strumenti come gli smartwatch, che ci permettono di misurare, per esempio, la qualità del sonno e del battito cardiaco. Così, potremo avere sempre sott'occhio il quadro completo del nostro stato di salute.

Machine learning. È il meccanismo alla base dell’intelligenza artificiale, che consente agli algoritmi di imparare dopo aver analizzato una quantità immensa di dati, scoprendo così come associarli e distinguerli. Fino a qualche decennio fa, si pensava che l’intelligenza artificiale sarebbe sorta solo fornendo a un computer tutte le regole, per esempio, con cui gli immobiliaristi stabiliscono il prezzo di una casa (una logica creazionista, volendo); col passare dei decenni (e con l’aumentare dei dati a disposizioni e della potenza di calcolo dei computer) si è scoperto, invece, che il meccanismo più funzionale era quello di imbottire i computer con migliaia e migliaia di dati relativi alle caratteristiche degli appartamenti e al loro prezzo, lasciando che fosse il computer a imparare da solo a stimarne correttamente il valore (una logica evoluzionista). Di fatto, il computer non sa veramente che cosa sta facendo, ma grazie all’addestramento impara comunque a farlo.

Self driving cars. Si parla tantissimo di auto autonome e dei veicoli di Uber che già adesso sono in grado di portare passeggeri senza l’intervento umano. In verità, siamo ancora nelle fasi iniziali e le self driving car che saranno in commercio attorno al 2022 potranno guidare da sole, al massimo, in autostrada o sulle statali. Per avere un auto che trova da sola il parcheggio o vi viene a prendere sotto casa per accompagnarvi a ristorante ci sarà da aspettare, come minimo, fino al 2030.

 

Smart payments. Sono i pagamenti del futuro. Per il momento, il massimo della tecnologia sono le carte di credito contactless – che permettono di pagare avvicinandole al lettore – e gli smartphone attraverso i quali è possibile pagare direttamente nei negozi. Ma nel futuro le cose saranno ancora più semplici: la geolocalizzazione vi consentirà di pagare con lo smartphone senza nemmeno estrarlo dalla tasca, mentre alcuni progetti stanno studiando la possibilità di pagare attraverso la scansione dell’iride o dell’impronta digitale, o magari facendosi un selfie. Tutto sempre più facile e sicuro, ma che pone anche parecchi problemi in termini di privacy.

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Le Macchine Volanti

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La corsa dei giganti del digitale verso l’energia pulita procede spedita, anche grazie all’intelligenza artificiale.