Tim e Tim: una scommessa possibile

Tim e Tim: una scommessa possibile

28 gennaio 2016 hp
Cover Luna

Tim Berners-Lee è un’icona. Lo è nei due possibili significati che siamo soliti dare al termine.

Per un numero tutto sommato limitato di persone TimBL (il suo nick in rete da anni) è da sempre una figura sacra, l’ingegnere inglese attraverso la cui intuizione all’inizio degli anni 90 del secolo scorso Internet è diventata la più grande rete mondiale di conoscenze e condivisioni. Un simbolo prezioso, religioso, quasi ascetico, che si è mantenuto tale negli anni. Per tutti gli altri, per qualche miliardo di abitanti del pianeta Berners-Lee è solo un’icona delle tante che affollano il desktop del nostro computer. Quella del software che apriamo quando iniziamo a navigare in rete. Tim Berners-Lee chi? Ma come, non lo conosci? L’inventore del WWW.

Riunire le due icone è il primo risultato tangibile di questa operazione di comunicazione. Internet, ormai da tempo, non è più un ambiente formidabile che abbiamo amato appassionatamente noi “iniziati spocchiosi” che lo frequentiamo fin dall’inizio, ma è la casa di tutti: raccontare agli italiani chi sia e cosa abbia fatto Tim attraverso gli spot di Tim è un’allitterazione particolarmente azzeccata.

CC BY-SA 4.0 Pic Credits Paulrclarke 

 

Ma esiste una seconda ragione, perfino più consistente, per cui Tim Berners-Lee testimonial di Tim è una buona idea. E riguarda la distanza dei punti di vista e la loro necessità ad essere rappresentati insieme.

Quando ad un certo punto del suo caotico sviluppo su Internet si iniziò ad utilizzare il termine “Web 2.0” Tim Berners-Lee rappresentò pubblicamente, pur con l’inevitabile understatement, le proprie perplessità. Secondo gli inventori del termine, una congrega di comunicatori ed influencer californiani che facevano capo all’editore Tim O’Reilly, ad un certo punto del suo sviluppo Internet si era trasformata, per volere dei suoi utenti stanchi di navigare dentro i siti vetrina del web 1.0, in un oggetto sociale. Le persone – sostenevano questi inesauribili venditori di sogni commerciali – avevano scelto, improvvisamente e tutti assieme, di socializzare; dentro quel termine enfatico, Web 2.0, venivano forniti tutti i presidi tecnologici e culturali per affrontare questa nuova fase di illuminazione social.

 


“When asked if it’s fair to say that the difference between the two might be fairly described as “Web 1.0 is about connecting computers, while Web 2.0 is about connecting people,” Berners-Lee replied, “Totally not. Web 1.0 was all about connecting people.”

 

Il termine ebbe molto successo ed iniziò a diffondersi ovunque: a quel punto, timidamente, Tim Berners-Lee si permise di far notare che il progetto del Cern da cui nacque il WWW era fin dall’inizio un progetto leggi-scrivi, un progetto sociale, un’idea che conteneva già al suo interno il seme della condivisione della conoscenza. Non poteva essere altrimenti: il web non era stato concepito come una sorta di sfogliatore di testi ed immagini così come era stato utilizzato nel suo primo decennio. Per molti conoscitori superficiali della storia della rete, Internet, come oggetto sociale, nasce con il cosiddetto web 2.0: tutti gli altri, quelli che conoscono il lavoro di TimBL, sanno che non è così.

Dicevo della distanza dei punti di vista e di come sia il caso di avvicinarli.


Tutti conoscono le posizioni estremamente intransigenti di Tim Berners-Lee su alcuni temi fondamentali dello sviluppo di Internet. Open data e neutralità del network, per citare solo i due principali. Tutti sanno che si tratta di temi sensibili, in grado di condizionare in maniera rilevante il business delle TLC e la sua sostenibilità. Ebbene, nonostante questo, sapendo tutto questo, Telecom Italia ha scelto ugualmente di “far parlare” Tim Berners-Lee dentro la propria campagna di comunicazione. Al netto di qualche ironia che si è potuto leggere in rete la domanda è: perché lo ha fatto?
Io non lo so ma credo, sospetto e spero che la ragione principale sia che Internet è di tutti. È un patrimonio condiviso la cui scommessa principale è quella di armonizzare il mondo.

Dentro questa idea di grande cervello comune, che lo stesso TimBL cita nell’intervista a Fabio Fazio, c’è la scommessa per i prossimi anni. Una rete di tutti, che tenga assieme tutti. Un luogo in cui il ruolo delle compagnie di telecomunicazioni sarà sempre più importante per due ragioni principali e molto semplici. Perché attraverso quei fili passa ogni giorno ormai una quota rilevantissima delle nostre vite.
E poi perché, in tempi di grande complessità (il caso Snowden e il controllo dell’ambiente digitale da parte di governi più o meno “buoni” per citare solo l’evento più rilevante degli ultimi anni) il nostro fornitore di accesso avrà – se saprà guadagnarselo – un ruolo fiduciario assai rilevante.

Con un click del mouse siamo dall’altra parte del mondo. Lo dobbiamo a TimBL e lo dobbiamo a Tim. Metterli assieme, trovare punti di incontro e farli convivere è stato un semplice, necessario ed intelligente bilancio di realtà.

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Massimo Mantellini
Massimo Mantellini
Massimo Mantellini è uno dei più noti commentatori della rete italiana. Blogger, editorialista per Punto Informatico, Il Post e L’Espresso, si occupa da oltre un decennio dei temi legati al diritto all'accesso, alla cultura informatica e alla politica delle reti. Nel 2014 ha scritto per Minimum Fax “La vista da qui, appunti per un’Internet italiana”.